«Il colesterolo alto non dà segnali evidenti, ma può danneggiare progressivamente le nostre arterie per anni, aumentando il rischio di infarto e ictus. Per questo, la vera prevenzione deve iniziare quando ci sentiamo ancora bene, senza aspettare la comparsa dei sintomi». È questo il messaggio del dottor Davide Moioli, medico chirurgo, che invita a prestare maggiore attenzione alla salute cardiovascolare e a non sottovalutare l’importanza dei controlli periodici. Il colesterolo è una sostanza indispensabile per il nostro organismo: contribuisce alla formazione delle membrane cellulari ed è coinvolto nella produzione di ormoni e vitamina D. Il problema nasce quando i livelli delle lipoproteine che lo trasportano nel sangue, in particolare il colesterolo LDL, comunemente definito “cattivo”, diventano troppo elevati. In queste condizioni, le particelle LDL possono accumularsi progressivamente nelle pareti delle arterie, favorendo la formazione di placche aterosclerotiche che, nel tempo, possono compromettere la circolazione sanguigna.
«Il colesterolo alto è subdolo proprio perché, nella maggior parte dei casi, non provoca sintomi visibili nel breve periodo. Il processo aterosclerotico può svilupparsi lentamente, nell’arco di anni o addirittura decenni, senza che la persona si accorga di nulla. Quando compaiono determinate manifestazioni, il problema vascolare potrebbe essere già presente». Esistono alcuni segni che possono far sospettare un’alterazione del metabolismo dei lipidi, ma è importante interpretarli correttamente. «Tra le manifestazioni che meritano attenzione troviamo gli xantomi e gli xantelasmi, l’arco corneale e alcuni sintomi che possono comparire durante lo sforzo fisico. Nessuno di questi, tuttavia, è sufficiente da solo per diagnosticare il colesterolo alto». Gli xantomi sono depositi di lipidi che possono manifestarsi come piccoli noduli cutanei, anche in corrispondenza dei tendini. Gli xantelasmi, invece, sono placche giallastre che compaiono soprattutto intorno alle palpebre. La loro presenza può essere associata a un’alterazione dei livelli lipidici, anche se non sempre è così. Un altro segno è l’arco corneale, un anello biancastro o grigiastro che si forma alla periferia della cornea. Quando compare in persone giovani, può essere opportuno approfondire il quadro lipidico, soprattutto se esiste una familiarità per il colesterolo elevato.
Infine, il dolore al petto o alle gambe durante uno sforzo può rappresentare un segnale di una malattia cardiovascolare già presente, come un’angina o una riduzione del flusso sanguigno agli arti. Non si tratta di sintomi diretti dell’ipercolesterolemia, ma di possibili manifestazioni delle sue conseguenze. «È fondamentale non cadere nell’equivoco di pensare che, in assenza di questi segnali, il colesterolo sia necessariamente nella norma. La maggior parte delle persone con ipercolesterolemia non presenta manifestazioni evidenti. L’unico modo affidabile per conoscere i propri livelli è effettuare gli esami del sangue». La diagnosi si basa sul profilo lipidico, un esame che permette di misurare il colesterolo totale, il colesterolo LDL, il colesterolo HDL, comunemente chiamato “buono”, e i trigliceridi. «Il profilo lipidico è uno strumento semplice, ma fondamentale per individuare tempestivamente eventuali alterazioni. In alcune situazioni può essere utile valutare anche la lipoproteina(a), o Lp(a), un fattore di rischio cardiovascolare in gran parte determinato geneticamente, per il quale è generalmente raccomandata almeno una misurazione nell’età adulta. In pazienti selezionati può essere indicato anche il dosaggio dell’apolipoproteina B, o ApoB». Non esiste, però, un unico valore di colesterolo LDL valido per tutti. Gli obiettivi terapeutici devono essere stabiliti in base al rischio cardiovascolare complessivo della persona. «Un paziente che ha già avuto un infarto o un ictus, per esempio, necessita generalmente di valori di LDL molto più bassi rispetto a una persona giovane, senza precedenti cardiovascolari e senza altri fattori di rischio. Per questo è importante che gli esami vengano interpretati dal medico all’interno di una valutazione individuale».
La prevenzione, dunque, non dovrebbe iniziare soltanto quando emerge un valore alterato o quando compaiono i primi disturbi, ma dovrebbe inserirsi in un percorso di controllo della salute che tenga conto dell’età, della storia clinica e delle eventuali condizioni predisponenti. I livelli di colesterolo sono influenzati da diversi elementi, che interagiscono tra loro. L’alimentazione e lo stile di vita hanno un ruolo importante, ma non sono gli unici responsabili. «Una dieta ricca di grassi saturi, presenti in quantità significative in alimenti come burro, alcuni formaggi, carni grasse e salumi, può favorire l’aumento del colesterolo LDL. Al contrario, un’alimentazione equilibrata, ricca di fibre e basata su alimenti vegetali, legumi, cereali integrali e grassi insaturi, contribuisce a migliorare il profilo lipidico». Anche la sedentarietà rappresenta un elemento da non sottovalutare. La mancanza di movimento può favorire l’aumento del peso corporeo, l’insulino-resistenza e livelli elevati di trigliceridi, oltre ad associarsi spesso a un profilo metabolico meno favorevole. Un ruolo altrettanto importante è svolto dalla familiarità. «Alcune persone hanno una predisposizione genetica che le porta a produrre più colesterolo o a eliminarlo con minore efficacia dal sangue, anche quando seguono uno stile di vita corretto. È il caso, per esempio, dell’ipercolesterolemia familiare, una condizione ereditaria che può determinare livelli molto elevati di LDL fin dalla giovane età e aumentare il rischio di eventi cardiovascolari precoci».
In queste situazioni, adottare abitudini sane è indispensabile, ma potrebbe non essere sufficiente per raggiungere gli obiettivi desiderati. La valutazione medica e, quando indicato, il trattamento farmacologico diventano quindi particolarmente importanti. «Il rischio cardiovascolare non dipende soltanto dal valore del colesterolo misurato in un determinato momento, ma anche dalla durata dell’esposizione delle arterie a livelli elevati di LDL e dalla presenza contemporanea di altri fattori di rischio. Ecco perché è importante intervenire precocemente, senza aspettare che il problema diventi evidente». La prevenzione cardiovascolare comincia dalle abitudini quotidiane. Il primo passo riguarda l’alimentazione, e in questo senso la dieta mediterranea rappresenta uno dei modelli più studiati per la protezione della salute cardiovascolare. «È importante privilegiare verdura, frutta, legumi, cereali integrali, pesce, frutta secca e olio extravergine d’oliva, limitando il consumo di grassi saturi e di prodotti ultraprocessati. Non si tratta di seguire una dieta restrittiva per brevi periodi, ma di costruire abitudini alimentari sostenibili nel tempo». A questo si aggiunge l’attività fisica. Le raccomandazioni internazionali indicano, per gli adulti, almeno 150-300 minuti alla settimana di attività aerobica moderata, oppure 75-150 minuti di attività intensa, adattando l’esercizio alle condizioni individuali. È altrettanto importante mantenere un peso adeguato, non fumare, limitare il consumo di alcol e controllare periodicamente la pressione arteriosa e la glicemia.
Tuttavia, anche uno stile di vita corretto non sempre permette di raggiungere i livelli di colesterolo desiderati. In presenza di un rischio cardiovascolare elevato, di valori particolarmente alti o di condizioni genetiche predisponenti, il medico può ritenere necessario un trattamento farmacologico. «Le statine rappresentano generalmente la prima scelta terapeutica perché riducono efficacemente il colesterolo LDL e hanno dimostrato di diminuire il rischio di infarto e ictus. Esistono inoltre altre terapie ipolipemizzanti che possono essere utilizzate in base alle caratteristiche del paziente e alla risposta al trattamento». Anche i farmaci agonisti del recettore GLP-1 hanno assunto un ruolo crescente nella pratica clinica, soprattutto in pazienti con diabete di tipo 2, obesità o specifiche condizioni cardiovascolari. In determinate popolazioni, alcuni di questi medicinali hanno dimostrato benefici sugli esiti cardiovascolari. La loro indicazione, tuttavia, dipende dal quadro clinico e non sostituisce la necessità di trattare direttamente il colesterolo LDL quando è elevato. «La terapia farmacologica non deve essere vista come un’alternativa a uno stile di vita sano, ma come uno strumento che, quando necessario, si integra con esso. La scelta del farmaco, gli obiettivi da raggiungere e il monitoraggio devono sempre essere personalizzati e condivisi con il medico».
Il messaggio conclusivo del dottor Davide Moioli è un invito a considerare la salute cardiovascolare come una priorità quotidiana, senza affidarsi esclusivamente alle sensazioni del proprio corpo. «Non dobbiamo aspettare di sentirci male per occuparci delle nostre arterie. Il colesterolo elevato può agire in silenzio per molto tempo, ma questo non significa che non sia possibile intervenire. Con controlli regolari, un’alimentazione equilibrata, attività fisica e, quando indicato, terapie appropriate, possiamo ridurre concretamente il rischio cardiovascolare». La vera sfida, quindi, è anticipare la malattia anziché rincorrerla. Perché prendersi cura del cuore non significa soltanto intervenire quando compare un problema, ma costruire ogni giorno le condizioni per prevenirlo.




