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Maratona Mentana, aria di funerale: occhio al volto di Paolo Mieli

A.M.
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Dice Enrico Mentana su La7 che il governatore riconfermato della Lombardia Attilio Fontana assomiglia sempre più al ritratto di Giuseppe Verdi sule banconote da mille lire del vecchio conio. Se però guardasse in faccia i suoi ospiti, chiamati a commentare la débâcle di consensi del centrosinistra e del terzo polo su MaratonaMentana, potrebbe farsi tornare alla memoria il compianto evangelico o le lamentazioni di memoria biblica. Con la differenza che almeno, nei gruppi scultorei di argomento religioso che rappresentano il dolore dei fedeli, si può contemplare anche una speranza di risurrezione. Circostanza per il momento esclusa a priori dalle prospettive elettorali del Pd e del resto delle minoranze politiche.

 

Nessuno degli invitati riesce a superare comunque la maschera tragica di Paolo Mieli, caratterizzata da due solchi profondi che partono dalla radice del naso e terminano sotto la bocca. Nemmeno il collegamento con lo sfidante lombardo Pierfrancesco Majorino, nodo della cravatta allentato, occhiaie e chioma spettinata, riesce a stemperare l’espressione luttuosa del direttore editoriale di Rcs. Ci provano senza successo le facce smorte di Alessandro De Angelis, vicedirettore dell’Huffington Post, e del giornalista Tommaso Labate il quale, in un guizzo di vitalità, twitta una specie di gufata nei confronti dell’attuale maggioranza politica: «Vincere troppo, a volte, è più rischioso che pareggiare o perdere. Una vittoria mal gestita, in politica, è più rischiosa di un pareggio o una sconfitta», ricordando la parabola di Matteo Renzi. Senza riuscire a nascondersi che, finché non cambierà punti di riferimento, l’opposizione è spacciata. «Resta da approfondire, a sinistra, il tema del passaggio da Rosa Luxemburg a Rosa Chemical», infatti. Condoglianze.

 

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