UNa sentenza della Suprema Corte serve un assist ai pensionati: lecito il rifiuto di restituire all'Inps le somme richieste nel caso in cui il reddito risulti aumentato. Il tema riguarda da vicino chi percepisce prestazioni legate al reddito, come l’Assegno Sociale, misura assistenziale destinata agli over 67 con risorse limitate. L’importo, aggiornato periodicamente, non è fisso: varia in base alla situazione economica e può ridursi fino ad azzerarsi se si superano determinate soglie. Proprio questa natura “mobile” è all’origine di molti contenziosi.
Il nodo - come spiega minuziosamente brocardi.it - è nel meccanismo di calcolo adottato dall’Inps, che prende come riferimento i redditi dell’anno precedente. Ne deriva uno sfasamento temporale: si possono percepire importi pieni anche quando la situazione economica è già cambiata. Solo in seguito, attraverso controlli incrociati, l’Istituto ricalcola quanto dovuto e chiede indietro le somme considerate indebite.
Pensioni, aumenti fino a 80 euro: ecco quando può cambiare l'assegno, tutte le cifre
Ogni inizio anno, gli importi delle pensioni (previdenziali e assistenziali) vengono adeguati al costo della vita attrav...È ciò che accade, ad esempio, quando un beneficiario ottiene entrate aggiuntive — da lavoro occasionale o da locazioni — senza che queste incidano immediatamente sull’assegno. L’anno successivo, però, quei redditi diventano il parametro ufficiale e possono determinare sia la riduzione o sospensione della prestazione, sia l’avvio delle procedure di recupero.
Le recenti ordinanze della Cassazione introducono però elementi decisivi. Con la n. 8170/2026 si stabilisce che, in giudizio, il riferimento non è più l’anno precedente ma quello in cui le somme sono state effettivamente erogate. Un cambio di prospettiva che può ribaltare l’esito delle controversie.
Ancora più incisiva la n. 8172/2026, che pone al centro la prova della consapevolezza del beneficiario. Secondo i giudici, l’Inps può pretendere la restituzione solo dimostrando che il percettore fosse consapevole dell’aumento di reddito e del suo impatto sulla prestazione. In assenza di questo elemento, la richiesta rischia di non reggere.
Due, dunque, i criteri chiave: da un lato l’anno di riferimento dei redditi, dall’altro la consapevolezza del beneficiario. Una distinzione tutt’altro che teorica, che può fare la differenza tra dover restituire somme anche rilevanti o poterle legittimamente trattenere. Resta comunque fondamentale segnalare tempestivamente ogni variazione reddituale, per evitare contenziosi e richieste difficili da sostenere.




