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Autostrada, la truffa al casello: falsi ticket, lo scandalo dilaga

di Simona Plettosabato 13 giugno 2026
Autostrada, la truffa al casello: falsi ticket, lo scandalo dilaga

3' di lettura

A ogni passaggio la sbarra si alzava puntuale. A non tornare, secondo gli investigatori, erano invece i conti. Per mesi, tra le corsie dei caselli della Palermo-Messina, il denaro versato dagli automobilisti avrebbe seguito una strada diversa da quella prevista: una parte finiva nelle casse del Consorzio autostrade siciliane, un’altra si perdeva lungo il tragitto. Non per un guasto del sistema, ma per un meccanismo tanto elementare quanto difficile da individuare, fondato sulla sostituzione di un biglietto e su pochi secondi consumati dietro il vetro di un gabbiotto.

È l’ipotesi al centro dell’inchiesta della Procura di Termini Imerese che ha portato alla sospensione per sei mesi di cinque dipendenti del Cas- quattro uomini e una donna e di un tecnico di una società privata che si occupava della manutenzione degli impianti di esazione. Per tutti l’accusa è di peculato.

L'indagine, coordinata dai magistrati termitani e condotta dalla Polizia stradale di Buonfornello, nasce da un esposto dello stesso Consorzio Autostrade Siciliane. A far scattare l’allarme erano state alcune anomalie difficili da ignorare: il numero dei veicoli registrati ai caselli non appariva compatibile con gli importi effettivamente incassati e riversati nelle casse dell’ente.

Da lì sono partiti gli accertamenti, concentrati inizialmente sulle postazioni di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sistema era tanto semplice quanto redditizio. L’automobilista consegnava il biglietto e pagava regolarmente il pedaggio in contanti. L’esattore, però, invece di inserire nel ricevitore di pista il tagliando appena ritirato, ne utilizzava un altro conservato in precedenza, riferito a una tratta molto più breve e dunque a un importo notevolmente inferiore, spesso pari a soli 90 centesimi. La differenza tra la somma realmente versata dall’utente e quella registrata dal sistema sarebbe stata trattenuta.

Le verifiche interne avrebbero già consentito di individuare un ammanco superiore al milione di euro distribuito nell’arco di 18 mesi. Un meccanismo ripetuto decine di volte e documentato dalle telecamere installate all’interno dei gabbiotti. Le immagini avrebbero consentito di individuare ulteriori accorgimenti utilizzati per aumentare gli incassi in contanti. In alcuni casi, sarebbe stata persino disattivata la corsia del pagamento automatico, con sbarra abbassata e semaforo rosso, costringendo gli automobilisti a dirigersi verso le piste presidiate dagli operatori pronti a fare la “cresta”.

Sono complessivamente 266 gli episodi contestati. Ai cinque dipendenti del Cas vengono attribuiti, a seconda delle singole posizioni, da 13 a oltre cento episodi di peculato. Le somme sottratte in ciascuna operazione oscillavano generalmente tra i sette e i quindici euro, cifre apparentemente modeste ma che, moltiplicate per centinaia di transiti, avrebbero prodotto ammanchi ben più consistenti.

Nel provvedimento con cui dispone le sospensioni, il gip parla di un possibile «consolidato modus operandi». Il filone aperto a Termini Imerese, infatti, non sarebbe l’unico. Accertamenti sono in corso anche nelle procure di Messina e Catania, chiamate a verificare se analoghi sistemi possano essere stati utilizzati in altre tratte della rete gestita dal Consorzio.

Intanto gli indagati hanno scelto di non rispondere. Resta però l'immagine che emerge dagli atti: automobilisti convinti di pagare regolarmente il pedaggio mentre una parte di quel denaro imboccava una corsia preferenziale. Non quella del Telepass, ma una decisamente più conveniente.