Toh, adesso non si trova più. È irreperibile, ha fatto perdere le sue tracce, probabilmente è tornato (è scappato) in Tunisia. E per fortuna che, quando l’hanno lasciato in libertà, erano sicurissimi che non ci fosse alcun pericolo di fuga. Che avrebbe atteso il suo giudizio senza fare una piega.
Luserna San Giovanni, nel Torinese, il tardo pomeriggio del 29 giugno del 2024, probabilmente dopo le ore più calde del dì ché, in fondo, la stagione è anche quella torrida delle temperature altissime. Una donna di quarant’anni sta facendo jogging per i fatti suoi, corre, si allena, sta all’aria aperta.
All’improvviso qualcuno la blocca alle spalle. Si tratta di un uomo tunisino che impiega pochi secondi ad aggredirla (prima) e a trascinarla per terra (poi). Non fa i conti con una cosa, tuttavia: lei è una combattiva. Reagisce, mica si dà per vinta, ne vien fuori una colluttazione brutale quanto basta per procurare alla 40enne delle fratture gravissime all’anca perché, nel tentativo di dimenarsi, lui le cade addosso. Fa male, è tremendo quel dolore lancinante al bacino, eppure la donna (ancora) non si perde d’animo: usa tutte le energie che le rimangono in corpo e lo morde veementemente al braccio sinistro. A questo punto, solo a questo punto, il tunisino fugge via, lasciandola tra l’altro lì senza lo straccio di un soccorso o un briciolo di compassione. È lei, infatti, di nuovo grintosa, che dà l’allarme e chiama gli aiuti: arrivano i carabinieri, arrivano i paramedici, viene portata in ospedale per le medicazioni e gli accertamenti e le cure di quello che appare chiarissimo fin dal primo momento, un problema molto serio al fianco che le impedisce oramai di muoversi come dovrebbe.
LA DESCRIZIONE
Al pronto soccorso, gli agenti le chiedono come è andata, cosa è successo e se se la sente di descrivere l’uomo che la ridotta in quel modo: lei, ancora, non esita un secondo. È-alto-circa-180-centimetri, racconta loro, ha-una-maglietta-rossa, aggiunge che l’ha morso così forte per liberarsi dal suo giogo che ha addirittura perso un dente nel farlo. Sono questi gli elementi che, qualche giorno dopo, tra l’altro non lontano dal parco di Luserna, faranno individuare lo straniero: eccolo ancora lì, se ne sta tranquillo con la sua compagna, lui, cammina senza dar nell’occhio, ma sull’avambraccio ha ancora i segni di quel morso che l’hanno “marchiato” del misfatto. Dei militari se ne accorgono, si avvicinano. Lui istintivamente si copre il braccio con una mano. Risulta immediatamente essere nervoso. Qualche ora dopo, quando i carabinieri andranno a casa sua, scoppierà a piangere e consegnerà loro gli indumenti che indossava al momento della violenza, un paio di pantaloni scuri e quella maglietta rossa che già risulta dal resoconto della 40enne. Quindi il tunisino finisce in caserma.
INDAGATO A PIEDE LIBERO
Solo che qui, nonostante i fatti gravissimi che gli vengono contestati, nonostante la sua stessa confessione, nonostante quel che è appena capitato e nonostante di “ragionevoli dubbi” se ne intravedano pochini, di misure cautelari il nordafricano non se ne becca manco mezza: è la legge, d’accordo, sono le garanzie di sistema, qualcuno avrà valutato, ponderato, però è anche una questione di sicurezza e incolumità. Niente, il gip di allora sostiene che non sussista alcun pericolo immediato di fuga e il tunisino viene indagato sì ma a piede libero.
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