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Giustiziati

I miei trent'anni di ricorsi
per l'hotel chiuso illegalmente

Prosegue la campagna di Libero sui "giustiziati", cittadini che si sono rovinati la vita a causa di lungaggini burocratiche e bizantinismi della giustizia

I miei trent'anni di ricorsi
per l'hotel chiuso illegalmente

 

Prosegue la campagna di Libero sui «giustiziati», cittadini che si sono trovati con la vita stravolta a causa di lungaggini burocratiche e bizantinismi della giustizia italiana. In redazione sono pervenute decine di casi. Oggi pubblichiamo due storie. La prima sta nella lettera di un imprenditore palermitano che da quasi trent’anni combatte praticamente contro quasi tutto il sistema giudiziario siciliano per il fallimento di un albergo a Ustica; tra ricusazioni di giudici, ricorsi (il primo a dargli ragione fu il magistrato Paolo Borsellino), trasferimenti di magistrati, lettere al Csm e alla Presidenza della Repubblica, Baldassarre Bonura attende ancora oggi giustizia per riottenere un albergo fatto misteriosamente chiudere. L’altra storia riguarda un professionista dal Veneto che volendo vendere le quote di una società viene beffato dal proprio commercialista, subisce eterne cause giudiziarie e gli viene rigettata ogni richiesta di risarcimento.

C’è  un’inquietante storia giudiziaria, che si trascina da quasi 30 anni tra tribunali, denunce e archiviazioni, insieme a una procedura fallimentare incredibilmente ancora aperta a mio carico. 

Avevo un albergo quattro stelle, il “San  Bartolomeo”, centro storico dell’isola di Ustica, aperto al pubblico dal 1984 al 1985, e poi dichiarato abusivo dall’allora sindaco-albergatore Vito Ailara, purtroppo mio dirimpettaio e concorrente. In tempi recenti l’amministrazione comunale, dopo essersi presentata all’asta fallimentare per aggiudicarsi l’hotel al prezzo di 1,7 miliardi di vecchie lire, con il sindaco Attilio Licciardi, nipote dell’Ailara, invece, lo ha poi illegittimamente acquisito nel 2002 al patrimonio comunale, senza che sussistesse alcuna denuncia in sede penale né alcun processo per abusivismo a mio carico, e senza che negli atti degli uffici comunali fosse presente documentazione che attestasse l’abusivismo dell’hotel. 

L’intera vicenda ha visto tra i vari protagonisti del mio fallimento anche nomi eccellenti come quello di Giuseppe Montalbano, l’imprenditore “rosso” al servizio di Riina e Provenzano; ed è stata documentata, da più di un decennio, nei fascicoli delle denunce che sin dall’85 ho sporto alle Procure di Palermo, di Caltanissetta e di Catania, e che poi ho inoltrato al Csm. Recentemente ho pure presentato e notificato alle parti il ricorso in appello al Consiglio di Giustizia Amministrativa nei confronti del Comune di Ustica. 

Nel ricorso è stato richiesto l’annullamento e la non esecutività della sentenza impugnata, emessa e depositata dinnanzi al Tar. L’annullamento della sentenza è dovuto alla «incompatibilità endoprocessuale» del Presidente del Tar, Filippo Giamportone che era già stato componente il collegio giudicante nella sentenza contraddittoria del Tar Sicilia, nel ’95, stesse parti e stessa materia. 

Come più volte reso noto su blog e giornali, i giudizi da me intentati, in sede civile, penale e amministrativa, vengono trattati sempre dagli stessi giudici e/o presidenti di sezione/collegio,  tanto che sino ad oggi presso il Tribunale di Palermo 4 giudici istruttori, dopo essere stati ricusati, hanno dovuto astenersi per «gravi motivi». Come parte offesa ho denunciato e ricusato alla Procura di Caltanissetta i magistrati Giuseppe De Gregorio e Giulia Spadaro, per comportamenti gravi lesivi del giusto processo. Nel corso del 2011 per i due giudici istruttori è stata disposta dalla Presidenza del Tribunale «l’autorizzazione ad astenersi»...Per molti altri di quelli che mi hanno spinto al fallimento s’è ipotizzato il reato di associazione a delinquere finalizzata al furto della proprietà immobiliare, al suo saccheggio e al suo depauperamento, atti finalizzati all’estromissione dell’immobile dal settore alberghiero isolano a favore di terzi concorrenti. 

Nel 2012 anche il giudice istruttore Giulia Maisano, della 1a sezione civile del Tribunale di Palermo a seguito della ricusazione  ha chiesto di astenersi dalla trattazione del giudizio. 

Infine, ad incorniciare il quadro a tinte fosche, è arrivata l’ultima rendicontazione del curatore  Vincenzo Barbiera contro cui ho sporto l’ennesima denuncia per falso e abuso d’ufficio per omessa notificazione del deposito dell’atto di rendicontazione; e per non avere voluto, ancora una volta, visionare i dati numerici delle scritture contabili. Dati di di cui non c’è traccia tra i fogli depositati al giudice delegato. Perdippiù il sottoscritto non ha ricevuto la notifica dell’avvenuto deposito del rendiconto da parte della curatela... Peraltro la curatela Fallimentare è già stata indagata nel procedimento penale successivamente archiviato; ed è stata nuovamente denunciata all’autorità penale presso diverse Procure ove le indagini risultano ancora aperte, nonché alla Dna, al Ministro di Grazia e Giustizia, etc etc, per il reato di danneggiamento, false dichiarazioni rese all’A.G., «mala gaestio» nel fallimento. Insomma è un ginepraio. Ad oggi, però, alla Procura della Repubblica di Palermo sussistono inspiegabili silenzio; archiviazioni e indagini lacunose hanno lasciato nel limbo le ipotesi di reato d’abuso nei pubblici uffici, di falso, di estorsione e minacce di stampo mafioso. 

Ah, in tutto questo sono stato anche seguito e perseguitato con la mia famiglia. Sul caso del “San Bartolomeo” di Ustica ebbe a indagare anche il giudice Paolo Borsellino che fece incriminare l’allora sindaco di Ustica Vito Ailara, l’allora tecnico comunale e la madre del sindaco Giuseppa Ailara titolare della Pensione Clelia oggi “Hotel Clelia 4 stelle”, mia concorrente. Tutti gli imputati furono incredibilmente assolti in appello e Cassazione. Poi il Tribunale penale nel ’94 ha assolto anche me dal reato di calunnia, di cui ero stato accusato; e ha confermato la sussistenza di «seri dubbi sulla effettività di un sopralluogo clandestino non certificato da relativo verbale» da parte del tecnico comunale in cui si contestava il mancato inizio dei lavori entro l’anno di rilascio dalla concessione edilizia. 

Da allora denuncio che negli atti comunali non sia mai esistito quel verbale di sopralluogo unitamente a una serie di inadempimenti dell’ufficio tecnico contro la normativa urbanistica. Oggi, sull’attuale amministrazione di Ustica grava una richiesta di danni patrimoniali e morali causati dall’illecita chiusura di un albergo in attività da 2 stagioni, col pieno di ospiti e indotto alla chiusura. 

Questa storia pazzesca che incrocia la storia stessa della Sicilia mi ossessiona da una vita. Sono uno dei tanti a essere giustiziato senza aver commesso alcun reato.

di Baldassarre Bonura

 

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Commenti all'articolo

  • bersa56

    28 Giugno 2012 - 00:12

    sig.Baldassarre l'Italia è un paese anzi non è un paese, ma è la culla dell'inciviltà,della giustizia impantanata,dell'immobilismo, e chi più ne ha più ne metta.Guardi la capisco perfettamente e più che essere solidale con lei e dirle uniamoci tutti e facciamo sentire le forche dietro al collo di questi falliti di politici

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