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Le origini

Albertini: "Ecco come nacque il cerchio magico. C'era pure Tremonti"

L'ex sindaco di Milano ricorda un aneddoto del 2006: l'ex superministro suggerì alla Mauro di far scendere Bossi dal palco perché stava "sbarellando"

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Bossi, Mauro e Tremonti

Le origini del cerchio magico

 

A svelare come sia nata l'influenza di Rosi Mauro su Umberto Bossi lo svela Gabriele Albertini, l'ex sindaco di Milano ed europarlamentare del Pdl, che ha raccontato al programma di Radio2 Un Giorno da Pecora un episodio paradigmatico del quale è stato testimone in prima persona. Un episodio che fotografa con chiarezza gli esordi del cosiddetto cerchio magico, ossia quel gruppo di persone che hanno steso una rete di protezione, incaricata di filtrare notizie e dichiarazioni, attorno a Umberto Bossi dopo che fu colpito dall'ictus. Una rete di protezione che, si sussurra, abbia influenzato le scelte politiche del Senatùr. 

L'influenza di Rosi - "Sono stato testimone di una circostanza che presuppone una certa influenza che Rosi Mauro iniziava ad avere sul leder della Lega", spiega Albertini. "Siamo nel maggio del 2006, al Teatro Nuovo di Milano, durante l'ultimo comizio della campagna elettorale di Letizia Moratti, che poi diventerà Sindaco di Milano. Ci sono tutti i grandi big di partito: Fini, Casini, Berlusconi, Formigoni. Bossi, che parlerà per ultimo - prosegue l'ex sindaco meneghhino - aveva da poco avuto il suo incidente. Io, che avevo già fatto il mio discorso, ero tra Rosi Mauro e Tremonti". L'intervento di Bossi parve ad Albertini "un po' impacciato, poverino, lui era ancora convalescente. Parlava, ma le cose andavano un po' per le lunghe...".

Lo zampino di Tremonti - Ed ecco che allora scese in campo l'ex superministro del Berlusconi-quater, che forse già a quei tempi era più vicino alla Lega Nord di quanto si potesse pensare, una vicinanza che negli ultimi mesi è sempre più evidente. "Io - continua Albertini - sono stato testimone di un suggerimento che Tremonti, alla mia sinistra, diede a Rosi Mauro, che era alla mia destra. Giulio le disse: Rosi, vallo a prendere, perché sta sbarellando". E quindi la 'badante politica' del Senatùr, "dopo uno sguardo d'intesa, si recò vicino al podio, prese strettamente per l'avambraccio Bossi, che stava ancora parlando. Lo guardò con uno sguardo allusivo al fatto che doveva concludere, e dopo pochi secondi, Bossi concluse l'intervento e lei lo riportò al posto. La Mauro - conclude Albertini - aveva già cominciato ad avere la sua influenza". E pure Tremonti.

 

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Commenti all'articolo

  • annunziata

    24 Aprile 2012 - 13:01

    quando si é conciati male non si può che accettare assistenza invasiva e deleghe pericolose. La debolezza dei padri fondatori é di non sapere quando é il momento di lasciare,specie quando essa porta ad illeciti. E' una sfida per i leghisti che vogliono rilanciare la loro politica.

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  • iltrota

    21 Aprile 2012 - 18:06

    Da qui il soprannome di "badante" dato alla Nera !!!

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